La Sapienza celebra la Giornata Mondiale della Poesia. Perché i versi sono l’ultimo atto di resistenza
In un mondo che corre veloce tra algoritmi e intelligenze artificiali, la poesia resta l’unica voce capace di fermare il tempo. Il 21 marzo, la Sapienza Università di Roma apre le sue aule e i suoi cortili per una maratona di versi e analisi filologica. Non si tratta solo di celebrare il passato, ma di capire come la parola poetica possa ancora, oggi, disinnescare l’odio e il pregiudizio.
Per noi del CISU, questa giornata ha un sapore speciale.
Abbiamo la fortuna di avere dentro casa la penna del nostro Editore: versi che non vogliono stare chiusi in un cassetto, ma che cercano il dialogo con chi non smette di farsi domande.
Poeta, è difficile dire chi sia e se sia prima per sé o per gli altri.
Tre poesie dell’editore Enzo Colamartini
Godi i fiori, la neve fresca
e il regalo che ti ha fatto la morte:
un risparmio di sofferenza;
mai da trascurare.
Che sia notte o giorno, alba o tramonto
nulla cambia che non cambi in te:
l’eterno è finalmente arrivato.
Godi i fiori, la neve fresca,
il soffiare del vento
e quando vuoi lasciati andare
alle ore che la natura incanta.
Senza tempo,
fino alla risurrezione,
c’è, per te, riposo eterno.
Ricordati come fosti.
Ricordati della vigna
che ha memoria di te.
Non ti chiediamo pentimenti,
né l’uccisione del vitello grasso.
Coricato giaci
e che in te non ci sia più carne
a chi importa?
Il mio volto è una notte;
mi inginocchio nell’altezza del cielo.
Divenuto improvvisamente il figlio del gesto
percorro isole di tremito;
senza parole disceso al fondo di quest’ora:
ripetizione circolare di me stesso.
I nostri tesori, l’assenza perpetua,
parole che non si superano in altezza.
