
L’antropologia tra archivi digitali e patrimonio vivo
Il 16 e 17 giugno 2026 la Sapienza Università di Roma — Facoltà di Lettere e Filosofia, Edificio di Lettere — ospita il convegno Memorie in rete. Digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio demoetnoantropologico, promosso dalla Società Italiana di Antropologia Culturale (SIAC). Due giornate di confronto interdisciplinare su un tema che è diventato, negli ultimi anni, uno dei più urgenti per le scienze demoetnoantropologiche: cosa succede al patrimonio culturale quando viene digitalizzato, archiviato in rete, reso accessibile — e talvolta trasformato — da piattaforme, banche dati, repository?
Il convegno affronta questi processi a partire da una pluralità di prospettive: metodologie di digitalizzazione, pratiche di conservazione, questioni etiche e giuridiche legate alla proprietà e alla circolazione dei materiali, esperienze concrete di valorizzazione del patrimonio immateriale. Non è un tema solo tecnico: dietro la parola “digitalizzazione” si nasconde una domanda più profonda, quella che da decenni anima l’antropologia del patrimonio — chi decide cosa diventa “patrimonio”, attraverso quali mediazioni, e a beneficio di chi?
È esattamente la domanda al centro di Etnografia e processi di patrimonializzazione, volume del 2016 a cura di Roberta Bonetti e Alessandro Simonicca per la collana CISU “Antropologia del Patrimonio” — la collana diretta dallo stesso Simonicca, dedicata ai processi di patrimonializzazione e alla mobilità culturale contemporanea. Il libro raccoglie una serie di casi di studio che mettono in luce il ruolo della prassi etnografica nelle sue diverse modalità di accesso al campo, e si interroga sulle mediazioni attraverso cui l’antropologia definisce le proprie competenze in ambiti che spesso superano i confini della ricerca accademica — musei, archivi, comunità patrimoniali, istituzioni di tutela.
Quando oggi si parla di “memorie in rete”, si parla in fondo della stessa cosa che Bonetti e Simonicca discutevano già un decennio fa, semplicemente spostata su un nuovo terreno: il digitale come ulteriore dispositivo di patrimonializzazione, con le sue mediazioni, le sue esclusioni, le sue possibilità. Un volume che continua a fornire strumenti concettuali preziosi per chi si occupa — oggi più che mai — di come la memoria collettiva prende forma, si conserva e si trasmette.

