Nella provincia di Diyarbakır/Amed, nel sud-est della Turchia, la guerra a bassa intensità tra lo Stato turco e il movimento curdo dura da oltre quarant’anni. Non è una guerra lontana: è una guerra che si è depositata nei corpi, nelle case, nei saperi terapeutici, nelle parole con cui le donne curde raccontano la sofferenza e organizzano la resistenza quotidiana.

È in questo territorio — geografico e politico insieme — che Veronica Buffon ha condotto la ricerca etnografica di lungo periodo da cui nasce Cura in conflitto, Donne, Medicina e Violenza nel Kurdistan Settentrionale, volume in preparazione per la collana CISU Mondi Musulmani, atteso per novembre 2026.
Il titolo porta in sé una doppia tensione, esplicita e feconda: la cura come pratica sociale capace di custodire e rigenerare l’esperienza comunitaria anche in un contesto militarizzato; e le tensioni che attraversano i saperi medici e le forme di assistenza — formali e informali — quando il conflitto, nella sua dimensione coloniale e statale, si radica nell’ordinario. Con una prospettiva di genere, il volume mostra come le donne curde siano al centro di questi processi: nella riproduzione della salute, nella trasmissione dei saperi terapeutici, nella narrazione della sofferenza, e nella costruzione di uno spazio critico nei confronti della violenza.
Un libro che parla di Kurdistan, ma parla anche — inevitabilmente — di come la cura sopravviva là dove lo Stato produce esclusione.
Veronica Buffon si occupa di antropologia sociale e medica. Ha conseguito il dottorato presso l’Università di Exeter e ha condotto ricerche etnografiche in Turchia e in Italia. Ha partecipato ai progetti internazionali InMigHealth e Forced Migration, Digital Technology and Health, e ha pubblicato su riviste nazionali e internazionali dedicate a salute, conflitto, genere e migrazioni forzate.
