
È la scoperta che sta girando in questi giorni su tutte le testate scientifiche: nella grotta di Chagyrskaya, in Siberia, i ricercatori hanno trovato un molare di Neanderthal con un foro intenzionale nella cavità pulpare — praticato con una scheggia di diaspro per alleviare il dolore di una carie. Il dente, dopo l’intervento, fu usato ancora per masticare.
Una ricerca internazionale pubblicata su PLOS ONE ha quindi individuato il più antico caso documentato di trattamento dentale intenzionale: il molare forato con strumenti di pietra circa 59.000 anni fa per eliminare una polpa cariata. La scoperta invita a ripercorrere la lunga storia della cura orale. Nel catalogo CISU, tre autori ne esplorano i versanti complementari: Francesco Mallegni e Barbara Lippi con Non omnis moriar. Manuale di antropologia: dar voce ai resti umani del passato (2009), che ricostruisce salute e malattia dalle tracce scheletriche delle popolazioni antiche; e Saverio G. Condò con i volumi dedicati agli strumenti, ai prodotti naturali e ai dentifrici dell’igiene orale moderna. Perché prendersi cura dei denti è un istinto antico. La scienza lo ha solo reso più preciso.
