
La Generazione Z e il racconto di sé
Il 25 e 26 giugno 2026 la Sapienza Università di Roma ospita il convegno internazionale Cara amica ti scrivo. Racconti di amicizia e reti relazionali fra donne tra letteratura, cinema e media italiani, promosso dal progetto CATS (Avvio alla Terza Missione, Sapienza). Due giornate dedicate alle rappresentazioni dell’amicizia femminile nella produzione letteraria, cinematografica e mediale italiana, in dialogo con i Girlhood Studies e con l’analisi delle reti relazionali che hanno attraversato la storia della cultura al femminile — dai monasteri ai circoli letterari, dalle lettere private alle comunità digitali.

Al centro del convegno c’è una domanda che attraversa epoche diverse con la stessa urgenza: come si raccontano le donne, tra loro e di loro stesse, attraverso i media e i generi narrativi del proprio tempo? E quali spazi — fisici o immateriali — rendono possibile questo racconto condiviso?
È una domanda che risuona con forza in Io non sono qui. La scrittura seriale televisiva come pratica di racconto personale, volume CISU del 2023 di Milo Tissone. Il libro analizza un corpus di oltre mille sceneggiature di serie tv scritte da studenti e studentesse delle scuole superiori italiane tra il 2018 e il 2021, individuando un fenomeno che Tissone definisce “patto non-autobiografico”: un rovesciamento del celebre patto autobiografico teorizzato da Philippe Lejeune, per cui il racconto di sé non avviene più nella forma dell'”io sono qui”, ma attraverso un “transfert seriale” — gli autori, in larga parte ragazze, si proiettano in personaggi e situazioni di fiction per dire qualcosa di intimo che l’autobiografia tradizionale non permetterebbe.
Il parallelo con i temi del convegno è naturale. Se Cara amica ti scrivo guarda alle reti relazionali femminili nei generi letterari e cinematografici del passato — lettere, diari, circoli — Io non sono qui osserva la stessa esigenza di racconto di sé spostata sul terreno della serialità televisiva contemporanea, un genere che oggi è anche luogo privilegiato di socialità e di scrittura condivisa tra giovani donne. Cambiano i media e i linguaggi, ma resta centrale l’idea che raccontarsi — anche indirettamente, anche “altrove” — sia un atto insieme intimo e relazionale, capace di costruire comunità di senso. Un libro che, pur muovendo da un corpus scolastico molto specifico, apre su questioni di metodo e di teoria della scrittura del sé che parlano direttamente al cuore del convegno.
