Le barzellette hanno un padre nobile, e si chiama Belli
Il 1° luglio si celebra in tutto il mondo l’International Joke Day, la giornata internazionale della barzelletta: un’occasione leggera, nata negli Stati Uniti, per ricordare quanto il senso dell’umorismo sia un ingrediente prezioso della vita sociale. In Italia non esiste una ricorrenza ufficiale equivalente, ma se dovessimo cercare un padre nobile della battuta nostrana, irriverente e popolare, il nome che viene naturale è uno solo: Giuseppe Gioachino Belli.

I duemilanovecento sonetti romaneschi che Belli scrisse tra il 1830 e il 1849 non sono solo un monumento della letteratura dialettale italiana: sono, in buona parte, vere e proprie barzellette in versi. Arguzia popolare, doppi sensi, presa in giro del clero e del potere, linguaggio scurrile usato come arma comica — Belli trasformò il parlare di strada dei romani del suo tempo in materia poetica, senza mai perdere la sferza dell’irriverenza. È un umorismo che scandalizzava i benpensanti dell’Ottocento proprio perché diceva, in romanesco crudo, quello che tutti pensavano e nessuno osava scrivere.
Questa componente “oscena” — nel senso più letterale di scoperta, messa in scena senza pudore — è al centro de L’osceno belliano di Fiorenzo Nappo, pubblicato da CISU nel 1994. Il saggio analizza in profondità la presenza e la funzione del registro osceno nei sonetti belliani: non un dettaglio piccante o un’eccezione nella produzione del poeta, ma un tratto costitutivo del suo modo di guardare alla società romana, ai suoi vizi, alla sua ipocrisia. Nappo restituisce così la dimensione letteraria e culturale di un comico che è insieme satira sociale, gioco linguistico e — per usare un termine caro a chi oggi posta barzellette sui social — battuta pura.
Festeggiare la Giornata della Barzelletta pensando a Belli significa ricordare che la risata popolare romana ha una storia lunga e nobile, capace di attraversare due secoli senza perdere la sua carica eversiva. E che, a volte, la letteratura più alta nasce proprio da lì: dalla battuta detta per strada, in un’osteria, con la lingua di tutti i giorni.
