L’ombra colta tra i carri dei SintiSigismondo Caccini
Nato nel 1857, Sigismondo Caccini incarna la figura del ricercatore “ante-litteram”. Lontano dalle cattedre universitarie, scelse per vent’anni la vita del campo, spostandosi tra Marche e Umbria insieme agli Shinte Rosengre (i Sinti “delle rose”). In questo lungo “viaggio stanziale”, Caccini si guadagnò una fiducia tale da poter trascrivere l’anima stessa di un popolo: diciotto racconti, sei grammatiche e quattro dizionari. Legato al conte Adriano Colocci di Jesi, depositò presso di lui un immenso tesoro di manoscritti che rimasero inediti per decenni.
Scomparso nel 1940, poco prima che la storia travolgesse le comunità che aveva amato, Caccini è stato riscoperto nel 2001 grazie a Leonardo Piasere e Michele Barontini. Oggi, la sua opera è considerata la pietra angolare per lo studio della lingua Romaní in Italia: una fotografia nitidissima di un mondo che, senza la sua penna, sarebbe andato perduto per sempre.
Il libro di Sigismondo Caccini

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